Caro direttore, la risposta di New York al tragico attentato di martedì è tutta nel suo modo di risvegliarsi, giorno dopo giorno: i taxi gialli che continuano a scorrere, i newyorkesi che vanno al lavoro a passo veloce con i loro caffè, le luci della città che a sera s'accendono e poi si spengono.

È la normalità la grande forza di una città ferita che sceglie, ogni mattina, di ricominciare e di andare avanti: il terrorismo islamico ha colpito nuovamente il simbolo dell'America che più di ogni altra pagò il prezzo della follia dell'11 settembre. Da allora, New York e i newyorkesi hanno mostrato al mondo che non ci si piega di fronte al terrore. Resilienza, dignità, difesa dei nostri valori e del nostro quotidiano: se iniziasse, per paura, a rinunciare ai musical di Broadway, alla fantasia di Soho e al jogging mattutino a Central Park, magari per prepararsi alla Maratona di domenica... sarebbe la più grande vittoria dei nazisti islamici e dei folli che cercano di distruggere proprio il nostro stile di vita.

Certo, nella Grande Mela di questi giorni è molto più forte la presenza della polizia, delle forze dell'ordine che hanno elevato il livello di guardia. È normale, è giusto che sia così: lo si nota subito, passeggiando qua e là tra le vie di Manhattan. Ma è nella capacità di non mutare la nostra esistenza quotidiana che riusciremo a vincere una battaglia che riguarda prima di tutto i nostri valori. I terroristi vogliono privarci della nostra normalità, del nostro modo di vivere, delle nostre libertà.

Ecco perché, al momento di imbarcarmi sul volo per New York insieme alla mia famiglia, non ho avuto alcun dubbio: cedere alla logica del terrore è una risposta sempre sbagliata. Occorre trovare la forza di continuare a vivere normalmente, e in questo caso, la normalità significa anche correre la Maratona. Domenica sarò pronto alla partenza, insieme a oltre tremila italiani iscritti, e la nostra corsa sarà prima di tutto un omaggio alla città: è un modo per portare rispetto ai newyorkesi e per dire, nel nostro piccolo, che i terroristi islamici non l'avranno vinta. Non c'è risposta migliore al tragico attentato delle decine di migliaia di atleti che domenica correranno lungo le strade di Manhattan e delle centinaia di migliaia di persone che li incoraggeranno: lo sport è da sempre uno strumento di pace, di insieme insieme, di essere comunità. È il messaggio che abbiamo dato all'evento organizzato dal Console Generale Francesco Genuardi, in presenza anche del fondatore della Maratona di New York George Hirsch, di Leonardo Cenci, che da anni corre e lotta contro il cancro e di Franca Fiacconi, già vincitrice della Maratona di New York.

Lo stesso messaggio lo daremo domenica con la novità dell'«Italian Comer» che, dalla Quinta Strada, darà un incoraggiamento speciale agli oltre 3.000 runners italiani e manifesterà di nuovo la solidarietà dell'Italia ai newyorchesi. Perché anche correndo una Maratona si uniscono popoli, nascono amicizie e possiamo riaffermare e difendere i nostri valori, le nostre passioni, il nostro quotidiano.

Articolo del Sottosegretario Gozi pubblicato su Avvenire del 3 novembre 2017