«Vive la France, vive la Republique. Oggi sono felice: sono amico di Emmanuel, sapevo che avrebbe vinto. È competente e cocciuto...». Sandro Gozi esita qualche istante. «... Cocciuto vuol dire determinato, tenace. Macron ha coraggio. Quel coraggio che serve per rendere possibili i grandi sogni politici». Il sottosegretario agli Affari europei toma indietro di qualche anno e il racconto di un "faccia a faccia" ci aiuta a capire il neo presidente francese. «Emmanuel era il ministro dell'Industria. Aveva visione e anche ambizione. "Sandro voglio lanciare un movimento". Io ero pieno di dubbi, di interrogativi: "In Francia i partiti tradizionali non lasciano spazio a terze vie". Lui mi guardò e sorrise: "Tutto vero, ma io lo faccio il movimento". Io provai ancora a frenarlo. "Ma dove vuoi andare?". Lui sorrise ancora e giocò con le parole: "Intanto mi metto in marcia". Macron aveva già scelto il nome del movimento».

E ora con "En Marche" sale all'Eliseo...

Aveva già tutto chiaro nella testa II percorso. Ma soprattutto un'idea di Europa. Un'Europa dei valori, delle libertà, dei diritti. Un'Europa capace di dire no ai nazionalismi e alla propaganda basata sulle paure e sul rifiuta Insomma niente nuovi e vecchi muri, ma tante opportunità. Solo camminando su questa strada si sconfiggeranno gli estremismi. Macron ha stravinto la sua partita contro Marine Le Pen, ora tocca a noi vincere quella contro i suoi alleati italiani: Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Macron corre subito da Merkel

Non teme una tenaglia Parigi-Berlino? E che si torni a declinare la parola rigore?

Il primo aereo che prenderà Macron sarà per fare visita alle truppe francesi all'estero: è un bel segnale. Ma non mi spaventa la sintonia tra Francia e Germania. È nelle cose. Merkel e Macron devono andare d'accordo perché quell'intesa sarà fondamentale per cambiare l'Europa Rigore? Mi pare una parola sempre più in via di archiviazione. La sfida sarà un'altra trasformare l'Europa cambiarla profondamente per salvarla dicendo basta disuguaglianze sociali, prendendo per mano chi è fuori da tutto, dichiarando guerra alla disoccupazione. L'Italia su tutto questo c'è. Gentiloni c'è. Renzi c'è.

Lei conosce bene Renzi e Macron: si assomigliano?

Emmanuel dice via la taxe d'habitation, la nostra Imu, all'ottanta per cento dei francesi. Propone un bonus cultura ai diciottenni. Ha detto «mi ispiro a Renzi» e quando Matteo ha vinto le primarie è stato uno dei primi a sottolineare quell'affermazione. Hanno una visione e un progetto che li lega: cambiare l'Italia e la Francia per cambiare l'Europa. Come? Completando una costruzione che è cominciata dal tetto. Concentrarsi su finanza e moneta unica ha provocato solo frustrazione nel popolo europeo. Mancano invece le fondamenta La capacità di declinare parole come solidarietà e democrazia. E allora rilancio una nostra proposta: usiamo i 73 seggi lasciati liberi dai britannici per eleggere in liste transnazionali deputati con una nuova idea di Europa.

Il movimento di Macron, nel Parlamento europeo, sceglierà l'AIde. Il Pd resta nel Pse?

Il Pd resta nel Pse per trasformarlo in un vero partito progressista transnazionale europea C'è un'altra lezione che arriva dal voto francese: i progressisti sono pro Ue, i conservatori fuggono dalla Ue.

In Italia non mi pare così: FI esulta come lei.

Vogliono anche loro un'Europa sociale, un'Europa della crescita, dei diritti... Allora chiudano la porta a Salvini. È il momento delle scelte nette: o riformismo europeo o conservatorismo nazionale. Non si può stare con i piedi in due staffe.

Grillo attacca Macron: uomo delle banche

Mi viene da ridere. Grillo pensi a fare chiarezza sull'euro: le sue vaghezze assomigliano tanto a quelle di Marine Le Pen. Macron è un leader coraggioso e competente: saprà svecchiare la classe dirigente. E anche qui in Italia riparta la rottamazione. Non sulla base dell'età, ma della competenza. E rottamare gli incompetenti decimerebbe decisamente i 5 Stelle.

Intervista ad Arturo Celletti pubblicata su Avvenire il 9 maggio 2017