ROMA. La maglia nera in Europa tocca alla Romania. Il governo di Bucarest nel 2016 ha collezionato 206 segnalazioni per frodi nell'utilizzo dei fondi comunitari. Le denunce nella gestione dei fondi strutturali investono temi come dogane, contrabbando, scambi commerciali e aiuti esterni allo sviluppo, rappresentando una cartina di tornasole per valutare buoni e cattivi agli occhi di Bruxelles. L'Italia lo scorso anno si è piazzata al decimo posto, totalizzando 20 segnalazioni per frodi. Meno noto è che rispetto ai big degli Stati membri il governo italiano se l'è cavata meglio dei tedeschi (27 segnalazioni) e dei francesi (22 segnalazioni). Nell'elenco dei virtuosi figurano Svezia (una segnalazione) e i cinque Paesi che non hanno avuto alcuna denuncia (Malta, Lussemburgo, Finlandia, Cipro e Belgio). Riguardo al piazzamento dell'Italia va registrato il percorso rispetto agli anni precedenti: nel 2015 e nel 2014 le segnalazioni erano state rispettivamente 67 e 65, con il quarto e il quinto posto nella classifica dei meno virtuosi.

Repressioni e risparmi

La riduzione delle irregolarità contestate e la repressione delle frodi effettuata dall'Italia si sono tradotte, tra l'altro, nel 2016 in un risparmio di 183 milioni di euro per le casse dello Stato. Un'inversione di tendenza è misurabile anche nel caso delle procedure di infrazione e discende dal lavoro negoziale, predisposto a Bruxelles, dal sottosegretario agli Affari Europei, Sandro Gozi. Il numero dei procedimenti aperti per contestare violazioni degli obblighi comunitari è stato aggiornato il 13 luglio dalla Commissione Ue, segnalando che l'Italia ha pendenti 65 procedure di infrazione. La più onerosa è quella per l'emergenza rifiuti con la contestazione da parte della Commissione di non avere bonificato o chiuso oltre 40 discariche. Un'inadempienza che rischia secondo Marco Affronte, eurodeputato dei Verdi, di costare al governo oltre 300 milioni di euro di multe.

Meglio dei tedeschi

Sul fronte delle infrazioni Germania e Francia fanno però peggio dell'Italia ed evidenziano rispettivamente 85 e 76 procedimenti aperti. Vale ricordare che per i Paesi membri l'attività di presidio sulle violazioni e la capacità di sanare le procedure, chiudendole, ha un riflesso anche in termini economici. Nel caso dell'Italia il passaggio da 89 procedure negli anni 2014-15 (con tanto di primato negativo nella Ue) agli attuali 65 procedimenti ha consentito di evitare 741 milioni di euro di sanzioni, un importo che sommato alle penalità di mora, pari a 635 milioni, avrebbe fatto lievitare il conto a quasi 1,4 miliardi di euro.

Il negoziato

Un quadro complessivo, che il governo italiano intende rivendicare attraverso il sottosegretario Gozi, nel negoziato avviato per aggirare le regole del Fiscal Compact e tornare ai parametri di Maastricht. Cioè a dire l'idea del segretario del Pd, Matteo Renzi, di mantenere per 5 anni il deficit al 2,9%, in modo da liberare risorse per 30 miliardi di euro da destinare al taglio delle tasse. Gozi nei primi colloqui informali con il Commissario al bilancio Günther Oettinger ha già evidenziato i risultati raggiunti. «Lo abbiamo fatto perché è giusto e ci conviene: ci fa risparmiare centinaia di milioni di euro di multe e aumenta la nostra affidabilità — spiega Gozi —. Siamo, d'altra parte, diventati più esigenti nei negoziati anche grazie al fatto che siamo più affidabili negli impegni». Un ulteriore dato, rimarcato dal sottosegretario nella trattativa con Bruxelles, è quello relativo agli aiuti di Stato. A fronte delle 22 procedure di recupero di aiuti di Stato segnalate nel 2014 l'ultimo aggiornamento conta 4 procedimenti in capo all'Italia (la Germania ne ha 3, la Francia 4). Il totale recuperato degli importi elargiti erroneamente alle imprese dai vari governi italiani ammonta nell'ultimo triennio a 769 milioni di euro.

Articolo di Andrea Ducci per il Corriere della Sera, 18 luglio 2017