Nessun provvedimento discriminatorio nei confronti dei lavoratori frontalieri. E' quanto emerso dall'incontro fra il sottosegretario con delega agli Affari europei, Sandro Gozi, e il segretario di Stato svizzero Jacques de Wattewille. Nel corso della visita ufficiale avvenuta ieri a Berna, che ha fatto seguito al vertice dello scorso mese di agosto fra i due ministri degli Esteri, Paolo Gentiloni e Didier Burkhalter, l'esponente del governo Renzi ha ricevuto rassicurazioni in merito a una situazione che - dopo l'iniziativa «Prima i nostri» approvata a fine settembre in Canton Ticino - pareva mettere a rischio la situazione dei 65mila lavoratori italiani residenti in Svizzera. «Si tratta di una bellissima notizia e di un grande passo in avanti», ha dichiarato Gozi, il quale ha ribadito al segretario de Wattewille la contrarietà a qualsiasi forma di discriminazione verso i frontalieri. Il referendum «Prima i nostri», che punta a modificare alcuni articoli della Costituzione ticinese in tema di lavoro, ha tratto spunto dall'esito della consultazione nazionale del 9 febbraio 2014, quando il popolo elvetico si espresse a favore della rinegoziazione degli accordi sulla libera circolazione delle persone. Quattro i principi sui quali si è fondata l'iniziativa: precedenza - a parità di qualifica - a chi risiede in Ticino, lotta al dumping salariale, complementarietà fra lavoratore estero e indigeno e conseguente rifiuto del principio di sostituzione della manodopera. Stando però all'incontro di ieri a Berna, la posizione dei frontalieri verrà salvaguardata.

Sottosegretario Gozi, dall'incontro di ieri sembrerebbe emergere un quadro più rassicurante sulla questione frontalieri. E' così?

«Assolutamente sì. Dal segretario de Watteville ho ricevuto segnali importanti: in Svizzera non verrà mai approvata una legge discriminatoria nei confronti dei lavoratori frontalieri. Questo, alla luce del referendum approvato recentemente in Ticino, mi sembra un passaggio fondamentale. La Confederazione, insomma, tiene conto della posizione del Governo, che intende salvaguardare i diritti dei nostri lavoratori, e agirà di conseguenza».

Eppure, in Canton Ticino è stato approvato un referendum nel quale si parla di «precedenza, a parità di qualifica, ai residenti»: come si muoverà il Governo federale?

«Sappiamo che a Bellinzona è partito l'iter per l'applicazione dell'iniziativa referendaria, ma il segretario de Wattewille ha sottolineato un punto importante: se le leggi cantonali incidono direttamente o indirettamente su nonne europee che riguardano la Svizzera, prevale il diritto Ue, come del resto avviene anche in Italia. Questo significa che eventuali provvedimenti discriminatori, contrari al principio di libera circolazione, non troveranno spazio».

Tutto come prima, dunque? I frontalieri possono stare tranquilli?

«La posizione della Svizzera mi è sembrata piuttosto chiara, e fra l'altro le rassicurazioni non riguardano soltanto chi è già impiegato in Ticino, ma anche chi intende cercare lavoro oltre confine per la prima volta: l'iscrizione agli uffici di collocamento e alle agenzie di lavoro sarà tutelata».

In Ticino, chi ha proposto il referendum «Prima i nostri» storcerà il naso...

«Questo è un problema interno alla Svizzera che non sta a me affrontare. Da parte mia, ho ribadito la posizione del Governo nell'ottica di tutela nei confronti dei lavoratori italiani: siamo contrari a qualsiasi forma di discriminazione, che rappresenterebbe un grosso ostacolo ai negoziati in corso fra Roma e Berna».

II dialogo bilaterale, dunque, resta positivo?

«Senza dubbio. Il vertice di Berna, dal quale portiamo a casa risposte incoraggianti, era stato fissato proprio per discutere sull'andamento dei negoziati in merito alla libera circolazione delle persone, con una particolare attenzione sulla questione relativa ai frontalieri. A tal proposito, vorrei ricordare che il nostro confine con il mercato unico europeo passa in larga parte dalla Svizzera, e anche per questo portiamo avanti una posizione di mediazione fra la Confederazione e alcuni Paesi dell'Unione europea più intransigenti. Inoltre, il volume di interscambio italo-svizzero è quasi allo stesso livello di quello che abbiamo con la Cina. I due Paesi, dunque, proseguono nel loro dialogo positivo, in linea con l'esito dell'incontro avvenuto nello scorso mese di agosto fra il ministro Gentiloni e il consigliere federale Burkhalter. Sulla questione frontalieri, comunque, continueremo a restare vigili, così come sulla legge ticinese per le imprese artigianali, affinché non si verifichino restrizioni ai servizi prestati in Svizzera dalle aziende italiane. La guardia, dunque, resta alta».

Intervista a Paolo Candeloro su Il Giorno-QN, 19 novembre 2016