Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per gli Affari europei, è appena uscito dall'Eliseo, dove ha accompagnato il segretario del Pd: «Un incontro nato a fine luglio, ne parlai io stesso con il presidente francese. E per il quale non c'è stata alcuna trattativa, semplicemente si era deciso con buon senso di farlo prima dell'inizio della campagna elettorale italiana».

C'è un rapporto personale fra Renzi e Macron?

«C'è stima reciproca, si conoscono da tempo. Macron ha guardato con interesse alla parabola politica di Renzi, da sindaco a rottamatore, sino alla carica di presidente del Consiglio. E stata anche una fonte di ispirazione, per un rapporto che si è strutturato quando Macron era ministro. Macron è stato anche il primo a felicitarsi con Renzi per la vittoria alle primarie. C'è una base politica e personale di sintonia consolidata».

Quali sono le possibili sinergie con l'Eliseo?

«Oggi Macron guarda a Renzi, e al Partito democratico, come unica forza possibile pro europea, credibile, in Italia. Di fronte all'emergere di due forme di populismo, il lepenismo di Matteo Salvini, che nei fatti e nelle forme è íl Le Pen italiano, e il populismo incompetente e senza congiuntivo di Luigi Di Maio. C'è una chiara volontà di stringere i rapporti sia a livello governativo che politico, fra partiti».

Come avete trovato Macron, che è in calo vistoso di popolarità?

«Macron è e resta un punto di riferimento. II suo piano di rifondare l'Unione europea è in piena sintonia con il nostro progetto di cambiare per salvare la Ue. Sia noi che lui non vogliamo conservare lo status quo. Oggi la vera forma di europeismo è chiedere una Ue che si riformi, che cambi la zona euro, che abbia una vera politica di investimenti, che scommetta sulla cultura e sui diritti sociali».

Senza Berlino è difficile che avvenga.

«E infatti l'incertezza politica in Germania non è una buona notizia per nessuno. Ma confidiamo che il prossimo anno sia quello giusto per piantare i semi di un cambiamento, per dare corpo alla democrazia europea, a cominciare dai partiti transazionali. Oggi le elezioni europee sono grandi sondaggi nazionali, un test per i governi in carica. Se vogliamo una democrazia vissuta occorrono dei veri dibattiti europei e una vera campagna europea con delle liste transnazionali».

Avete discusso del successo dei populismi?

«Certo, sono arrivati anche in Germania. Ormai nessuno è immune. E evidente che più si prolunga l'incertezza politica tedesca più tempo si perde per un vero rilancio dell'Unione europea».

Intervista a Marco Galluzzo sul Corriere della Sera del 22 novembre 2017