Sottosegretario Gozi la proposta dell'ex premier Renzi punta a mantenere il deficit al 2,9% per 5 anni, recuperando 30 miliardi di euro da destinare al taglio delle tasse. E praticabile agli occhi di Bruxelles?

«Credo proprio di sì. Per il semplice fatto che si configura come una proposta di legislatura, strutturata in modo tale da concorrere a quel progetto di riforma della Ue e della zona euro, che a partire da ottobre sarà al centro del dibattito politico».

Quali caratteristiche ha la proposta?

«La premessa muove da un preciso obiettivo: rivedere e ripensare in profondità le regole comunitarie introdotte nel 2011. Intendo dire che non è più la stagione dei compiti a casa, contraddistinti da verifiche occhiute nell'immediato. Ripartiamo da Maastricht, rivedendo le scelte fatte durante la tempesta finanziaria e riassunte nel Fiscal Compact. Ecco il perché della proposta di tenere il deficit al 2,9% per un periodo che consenta di utilizzare quel margine aggiuntivo per spingere la crescita economica, suffragando una credibile logica di riforme. La proposta va considerata nell'ottica di un partenariato di legislatura per le riforme e gli investimenti».

Cosa è emerso dalle prime discussioni?

«Stiamo già ragionando su aspetti fondamentali come il nuovo bilancio multi annuale europeo e la riapertura di una seria valutazione sulla Golden Rule (lo scorporo degli investimenti produttivi dal computo del deficit, ndr). Sono due temi fondamentali con una stretta correlazione con la possibilità di tenere il deficit al 2,9%. Sul fronte del nuovo bilancio europeo con il Commissario per il Bilancio, Günther Oettinger, abbiamo condiviso la necessità di passare da una logica sanzionatoria a una logica cosiddetta incoraggiante».

E dove porta questa logica?

«Serve a stabilire che una parte dei fondi supplementari Ue vanno destinati agli Stati membri che dimostrino di impegnarsi in un credibile progetto di sviluppo e di riforme strutturali: diamo di più a chi fa di più. Le discussioni svolte finora servono a preparare il negoziato che partirà in autunno. L'approccio è semplice: anche íl bilancio europeo dovrà essere al servizio di questi temi».

Intervista ad Andrea Ducci per il Corriere della Sera, 11 luglio 2017