Molto bene Juncker, bene gli impegni per la conclusione della legislatura europea. Ma con due «differenze» dalla posizione italiana che Sandro Gozi sottolinea con un tratto di penna rossa: «La prima differenza è che secondo noi su alcuni temi è necessario procedere con velocità diverse. Penso alla difesa comune, ad esempio. Bisogna lasciare un gruppo di Paesi libero di procedere più speditamente», rilancia il sottosegretario agli Affari europei. La seconda «distanza» è più tenue ma per l'Italia ha un valore cruciale: «Junker ha detto chiaramente che lo stato di diritto è un valore non negoziabile per stare nell'Unione europea. Va bene, ma noi siamo più esplicitii: ci preoccupa molto quello che sta accadendo in Polonia sullo stato di diritto, ci preoccupa l'atteggiamento dei Paesi di Visegrad sull'immigrazione. Per noi non fa parte dell'Ue e non può ottenere benefici e fondi chi non rispetta lo stato di diritto e chi non assolve gli obblighi in materia di immigrazione».

Siamo sempre li: la vera cartina di tornasole dell'Europa resta l'immigrazione...

Perciò abbiamo reso ufficiale la nostra proposta a partire dal bilancio 2020, niente fondi europei a chi non assolve i propri obblighi di solidarietà sul tema dell'immigrazione. Basta con questa moda di fare gli europeisti quando c'è da prendere soldi e i nazionalisti quando c'è da accogliere migranti. La Germania e altri Paesi sono con noi.

Junker ci riconosce di aver salvato la dignità dell'Europa nel Mediterraneo. Ciò non stride con il freno messo allo ius culturae?

Il presidente del Consiglio disse che ne avremmo riparlato alla fine dell'estate, quindi ora ci siamo. Auspico personalmente che si faccia ogni sforzo, anche ponendo la questione di fiducia, per raggiungere una maggioranza. A chi vuole buttare la palla in tribuna dicendo che ci vuole prima una regolamentazione Ue ricordo che questa non è materia di competenza europea. Ai nostri alleati centristi che dicono «questo non è il momento giusto» dico che senza coraggio il momento giusto non arriverà mai. Spieghiamo meglio che non stiamo dando la cittadinanza a chi arriva sui barconi, ma ai figli di chi è regolarmente residente in Italia. Spieghiamo meglio che è nel nostro interesse non creare degli italiani di serie B, molto meno uguali degli altri pur parlando la stessa lingua e pur avendo la nostra stessa cultura

Torniamo al discorso di Juncker: lo si può definire soddisfacente per l'Italia?

Sì, nel suo discorso c'è il riconoscimento della strategia indicata con la dichiarazione di Roma dello scorso marzo. Si sta aprendo un nuovo ciclo politico in cui le parole-chiave sono sicurezza, protezione e opportunità. Difesa comune, cybersicurezza, Europa sociale: è l'agenda dei governi Renzi e Gentiloni.

C'è inversione di tendenza anche sull'austerity? Il superministro Ue è un'opportunità?

Per noi la questione del superministro della zona euro è secondaria: ben venga se ha risorse vere per gli investimenti e la crescita, non ci stiamo se è una sorta di controllore ancora più rigido delle regole cieche e stupide dell'austerità. Lo stesso dicasi per il Fondo monetario europeo: se accompagna le riforme con gli investimenti, benissimo; se diventa il supervisore dei bilanci nazionali, lasciamo stare.

Presidente dell'Ue, liste transnazionali... esiste una questione democratica?

Sul tema del controllo democratico della zona euro abbiamo un'idea diversa: è irrealistico che il Parlamento Ue eserciti questo compito da solo, serve anche il coinvolgimento dei Parlamenti nazionali. Quanto al presidente unico di Commissione e Consiglio, è una proposta nostra: in Europa ci sono troppi presidenti in cerca d'autore. Per noi, il candidato a presidente Ue è il capolista della lista transnazionale, altra nostra proposta ripresa da Juncker e fatta propria da Macron.

Come funzionerebbero le liste transnazionali?

Abbiamo 73 seggi rimasti vuoti con la Brexit, usiamoli. L'idea è che il cittadino, oltre a votare i suoi rappresentanti nazionali in Parlamento europeo, dia un secondo voto per una lista transnazionale presentata dai vari partiti europei. Si istituirebbe la circoscrizione unica europea con la lista dei Socialisti e Democratici, quella dei Liberaldemocratici, dei Verdi, del Ppe... Siamo tutti d'accordo eccetto i Popolari, che sono spaccati. Ci ripensino, il rilancio dell'Ue passa anche da qui.

Intervista a Marco Iasevoli su Avvenire del 15 settembre 2017