«Sono mesi che chiediamo all’Europa una svolta, un cambio di passo. Mesi che diciamo basta egoismi, basta muri. Mesi che denunciamo una insopportabile inerzia. È così: l’Unione è stata impotente, ferma. Quasi incapace anche di immaginare risposte vere alle paure dei cittadini, di limitare la minaccia del terrorismo, di governare l’emergenza immigrazione, di ridare forza a un’economia piegata...». Sandro Gozi parte da lontano per ragionare sulla scelta di Beppe Grillo. Da una riflessione su un’«Unione piegata, ferita, lacerata dai fili spinati che sono un virus mortale». Ma anche dall’«amore » per l’Europa, dal dovere di credere all’Europa, dalla «scelta irreversibile » per l’Europa. L’aereo diretto a Parigi sta per partire e l’accordo tra M5S e Alde sta per naufragare. Il sottosegretario per gli Affari europei capisce che la rottura è cosa fatta e ragiona ad alta voce. «Capisco la diffidenza di Alde, è comprensibile. Ma la scelta di Grillo indica che c’è una forza politica che ieri gridava contro la Ue e che invece, oggi, voleva allearsi con la forza più federalista del Parlamento europeo. E allora lo aspettiamo sulla via del federalismo e dell’euro».

Alde chiude le porte a M5S e lei gliele apre?

Voglio prendere in parola l’annunciata metamorfosi di Grillo. Conosco bene Alde. Sono stato tra i fondatori con Prodi, Rutelli e Bayrou. È una forza che ha sempre scommesso sul federalismo europeo, sull’euro, sull’integrazione. Grillo voleva entrarci, la sua base ha votato in massa a favore. È co- munque una magnifica notizia. Ora immagino che questa posizione valga a prescindere dal no dei liberaldemocratici. Ora mi aspetto che Grillo sostenga comunque gli sforzi del governo italiano per cambiare questa Europa e costruirne una nuova, grande, bella. Capace di coniugare parole come solidarietà. E di cancellarne altre come egoismo.

Ci crede?

A Grillo dico: «Pensi ai nostri giovani. Pensi come l’Europa possa diventare un’opportunità anche per loro». Non vale la pena impegnarsi solo per staccare un piccolo dividendo politico scegliendo un populismo distruttivo capace di dire solo e sempre no.

Immagina un tavolo di lavoro con Grillo?

Nessun tavolo. Dico semplicemente che tutte le forze politiche devono chiarire la loro linea sull’Europa. Bisogna eliminare le zone grigie, le ambiguità. I Cinque Stelle hanno davvero rinunciato a picchiare contro l’Unione e sono pronti a unirsi agli sforzi del governo per cambiarla? Noi siamo determinati a pretendere dalla Ue risposte efficaci. Vogliamo iniziative per la crescita, vogliamo una difesa europea, vogliamo una ricerca europea... Scelte chiare sono la miglior risposta ai populismi che si nutrono di inerzia e di incapacità politica.

Qual è il piano?

Il piano è far cadere il velo della propaganda e inchiodare Cinque Stelle (e anche la Lega) alla verità. Basta speculazioni, discutiamo apertamente su quale debba essere il messaggio italiano all’Europa. Il 25 marzo la commemorazione dei Trattati di Roma può essere l’occasione per dare una spinta importante. Magari unendo sfide sui grandi temi a impegni quasi simbolici.

A che cosa pensa?

Penso a un vero potenziamento del progetto Erasmus di cui proprio quest’anno celebriamo i trent’anni. Possiamo chiedere insieme che nel bilancio 2020-2026 le risorse stanziate per il progetto passino da 2 a 20 miliardi. E che, parallelamente, possa moltiplicarsi il numero di studenti coinvolti. Oggi l’Italia ne manda in Europa 30mila ogni anno; dobbiamo moltiplicare per dieci anche quel numero. L’obiettivo è 300mila giovani italiani coinvolti ogni anno nel progetto Erasmus. È un obiettivo bello per qualsiasi forza politica. Anche per M5S e per la Lega.

Perché?

Perché significa dare spazio a una grande pagina della storia dell’Europa. Più opportunità, più cultura, più lingue, più formazione, più visione. Se l’Europa sarà così verrà apprezzata e capita. Ma serve un altro passaggio: Erasmus non dovrà più essere un programma solo per chi se lo può permettere. Bisogna fare arrivare in Europa anche quel pezzo di Paese meno fortunato dove spesso si annida euroscetticismo ed eurodelusione.

Sembra un nuovo messaggio all’elettorato della Lega e del M5S.

Insisto: Erasmus è il migliore antitodo contro il ritorno di razzismo, xenofobia, muri, pregiudizi. Ma non basta un progetto, serve una nuova visione. Una nuova solidarietà. E un nuovo impegno per correggere gli errori del passato. La linea dell’austerità, dei compiti a casa, del «diamo una lezione ai greci fannulloni» ha aperto le autostrade alle forze populiste. Ora però vogliamo e possiamo cambiare. E ricordare i Trattati di Roma può essere l’occasione per battere un primo colpo.

Intervista a Arturo Celletti per Avvenire, pubblicata il 10 gennaio 2017