Quando Robert Schuman pronunciò la nota dichiarazione da cui prese il via il processo di integrazione europeo, il 9 maggio 1950, il cuore dell'Europa erano carbone e acciaio. Oggi, più di sessant'anni dopo dobbiamo chiederci quale sia il cuore della nostra Unione per cui valga la pena lottare. Noi siamo convinti che in questa epoca così complessa e docile, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali siano la vera essenza dell'identità europea. Essi rappresentano il più grande risultato raggiunto nella storia dell'Europa unita, e il più grande bene che dobbiamo proteggere e promuovere negli anni a venire.

Sembrano parole scontate ma non è così. Abbiamo creduto che la marcia dei diritti fosse inarrestabile, per poi scoprire che nella nostra Unione vi sono Stati Membri che negano il diritto d'asilo e riducono la liberty di stampa. Di fronte a ciò, la nostra Unione spesso è troppo miope, troppo lenta. Ammalata di tecnocrazia e di sonnambulismo. Ecco perché per salvarla dobbiamo cambiarla. Per esempio, non é accettabile continuare a dare fondi europei a chi non rispetta i diritti fondamentali e che non adempie ai propri obblighi di solidarietà in ambito di asilo e migrazione.

Ma l'Europa deve assicurare anche nuove forme di protezione. poco più di un mese fa, a Roma, i 27 hanno sottoscritto una dichiarazione che ha identificato, tra le altre, l'idea di Unione Sociale quale alta priorità comune. Si tratta di un risultato molto importante, cui Italia e Svezia hanno lavorato insieme con costanza, e a cui vogliamo dare seguito a partire dal Summit sociale di Göteborg a novembre. Roma e Stoccolma sono profondamente impegnate a tal fine: dalla proposta di un sussidio di disoccupazione comune - lanciato durante il semestre di presidenza italiano - al rafforzamento degli strumenti di lotta contro la disoccupazione giovanile. In questo senso, il 'pilastro sociale' proposto dalla Commissione Ue la settimana scorsa è un primo e importante passo che intendiamo sostenere con forza.

Sandro Gozi, sottosegretario italiano agli Affari europei

Ann Linde, ministro svedese per gli Affari europei

Intervento pubblicato su QN del 9 maggio 2017