«Le elezioni britanniche danno il quadro perfetto di un Paese diviso su alcuni temi fondamentali come gli aspetti devastanti delle politiche di austerità europee. E poi ci sono i temi della salvaguardia di alcuni diritti basilari, tra questi nella campagna elettorale hanno pesato sicuramente il diritto alla sanità per tutti e la sicurezza contro il terrorismo».

Sandro Gozi, parlamentare Pd e sottosegretario alla presidenza del consiglio con la delega agli Affari europei, è convinto che Theresa May abbia commesso diversi autogol nella sua corsa a Westminster e i risicati numeri della propria maggioranza avranno effetti decisivi anche sul percorso della Brexit.

May aveva promesso negoziati sulla Brexit molto duri, la sua debolezza parlamentare non le consentirà di portare avanti questo progetto?

«Penso invece che in troppi si siano lanciati in valutazioni estremamente ottimistiche sui negoziati e infatti inviterei tutti ad una maggiore cautela».

Non è quindi scongiurato il pericolo di un inasprimento dei rapporti tra Ue e Regno Unito?

«Purtroppo no, c'era invece il bisogno che le elezioni inglesi manifestassero un risultato più netto proprio per il sostegno dei negoziati. Invece ci troviamo di fronte elementi d'incertezza e preoccupazione. Ci sarà un continuo ed intenso dibattito parlamentare su ogni aspetto del negoziato e questo temo che allungherà di molto i tempi per un accordo».

May però ha annunciato di non voler rinviare i tempi del negoziato che partiranno già a fine giugno.

«È molto importante la dichiarazione di May, ma dovrà comunque trovare dei numeri nella sua maggioranza che saranno fortemente condizionati dall'alleanza con gli unionisti nordirlandesi. E credo, anche se non lo trovo auspicabile, che dovremo prepararci anche a considerare che Ue e Regno Unito non raggiungano un'intesa. E i tempi per riuscirci scadono nel marzo del 2019 che non è una data poi così lontana. Purtroppo la prima ministra ha commesso un errore dopo l'altro».

Gli italiani che sono in Gran Bretagna cosa devono aspettarsi da questo stallo?

«La nostra priorità assoluta, a prescindere da come sarà la Brexit, è la piena tutela dei nostri connazionali. Non accetteremo una riduzione dei loro diritti. Certo, la soluzione migliore sarebbe che gli inglesi restino nel mercato unico europeo. Ma siamo in una fase di piena incertezza, da una parte ci sarà la spinta degli unionisti per una hard Brexit, dall'altra i laburisti, i liberal democratici e gli scozzesi che chiederanno un atteggiamento più soft».

Ci si appresta ad un governo balneare, a settembre si tornerà al voto nel Regno Unito?

«In realtà la stagione balneare di Brighton dura assai meno che a Rimini, io spero invece che in Inghilterra non seguano i passati esempi italiani e che il suo esecutivo possa durare. Purtroppo credo che May sia stata mal consigliata nel voler correre al voto».

Quando ha preso quella decisione i sondaggi indicavano che era in vantaggio di circa 20 punti su Corbyn, il segnale che ormai gli elettori decidono negli ultimi giomi con un voto di pancia?

«L'emotività ha sempre di più il sopravvento. Ormai ovunque si vota tra il partito della paura e quello della speranza, il partito dei muri e il partito della rifondazione europea».

Anche in Italia sarà così?

«Esattamente ciò che avverrà da noi. Da una parte il Pd insieme ad un'alleanza riformatrice aperta alla società civile farà una scelta nettamente pro-europea nel segno del progresso, dall'altra ci saranno i populisti distruttori, i lepenisti della Lega Nord e i qualunquisti alleati di Farage del Movimento 5 Stelle».

In Inghilterra però l'Ukip di Farage non ha preso seggi, in Italia il grillini avranno sicuramente un altro risultato.

«È una bellissima notizia che gli estremisti anti-europei comincino a perdere in tutta Europa. Li abbiamo fermati con i numeri nei Paesi Bassi, sconfitti nelle idee con la vittoria di Macron in Francia e ora Ukip, alleata di Grillo, è stata spazzata via da Westiminster. Ora sta a noi fermare nell'ultima battaglia gli spacciatori di demagogia anti-europea a buon mercato rappresentata dai pentastellati e vincere contro di loro. Se lo faremo potremo finalmente aprire una nuova fase di rifondazione politica europea di cui Francia, Germania e Italia potranno essere protagoniste».

Anche in Francia oggi si voterà per le elezioni legislative, ma anche al di là delle Alpi si prefigura una situazione d'incertezza.

«Spero invece che l'amico Macron possa avere una chiara maggioranza parlamentare in modo da poter attuare il coraggioso percorso di riforme annunciato per avere la forza sufficiente da essere protagonista della rifondazione europea. Poi mi auguro che anche i riformatori come Manuel Valls riescano ad entrare in Parlamento così che possa iniziare una nuova fase».

Intervista a Valentino di Giacomo per Il Mattino, 11 giugno 2017