Caro Direttore, mi sembra tanto necessario quanto importante fare chiarezza sui dubbi sollevati ieri dal Professor Zagrebelsky in merito alla presunta reticenza del governo Gentiloni sulla Brexit e sulle sue implicazioni per la libera circolazione in Europa. Dubitare è sempre utile, ma su questo punto specifico credo che i margini di incertezza siano limitati.

Il presidente del Consiglio ha chiarito più volte al Parlamento e alla stampa la nostra posizione. Io stesso l'ho fatto in svariate occasioni, in tempi non sospetti e con la franchezza che mi è abituale. Lo ripeto: la libera circolazione è per l'Italia un pilastro imprescindibile della costruzione europea e contrasteremo con tutte le forze ogni tentativo di minarla. Così come insisteremo, nel negoziato con il Regno Unito, sulle altre priorità italiane, a cominciare dalla difesa dei diritti dei nostri connazionali. Su questi punti l'Italia non transige.

Il mio non vuole essere un esercizio muscolare, quanto piuttosto un ribadire concetti che questo Governo e il Governo precedente hanno già sottolineato in tutte le sedi. Non ne facciamo d'altra parte un mistero neanche con i partner britannici (sì, sono e rimarranno partner, anche in futuro, fuori dall'Ue).

Non più tardi di una settimana fa ero a Londra per fare il punto con alcune delle più importanti figure istituzionali e politiche britanniche al governo e all'opposizione, dal Segretario di Stato per la Brexit David Davis all'ex Primo Ministro Tony Blair. A tutti ho confermato il punto di vista italiano, non improvvisato ma frutto di approfondito lavoro politico e tecnico. E altrettanto trasparente sono stato con le associazioni degli italiani residenti nel Regno Unito, cui ho confermato il pieno sostegno del governo italiano, come hanno fatto d'altra parte, prima di me, il presidente del Consiglio, il ministro Alfano e il sottosegretario Amendola.

Certo, affrontiamo questo negoziato sapendo fin troppo bene che non sarà una passeggiata. Ma abbiamo piena fiducia nel nostro capo negoziatore Michel Barnier e siamo fiduciosi che il successo sia alla nostra portata. Siamo fiduciosi, cioè, che sia possibile tutelare i diritti acquisiti dagli italiani residenti nel Regno Unito. Assicurare il rispetto degli obblighi finanziari dello Uk. Individuare soluzioni sostenibili per la frontiera fra Gran Bretagna e Irlanda e, in generale, per tutti gli aspetti della Brexit. Garantire, per il futuro, una forte partnership e una stretta associazione con Uk sul fronte del commercio e della sicurezza.

Porteremo avanti la nostra linea consapevoli dell'importanza del negoziato con il Regno Unito ma anche nella convinzione che non si può costruire il futuro dell'Unione guardando con lo specchio retrovisore. Nel gestire la Brexit dovremo impegnarci per rendere l'Unione ancora più vicina ai cittadini, più democratica, più efficace. E' quello che stiamo facendo, come ieri nel discorso sullo Stato dell'Unione, il presidente Juncker ha riconosciuto, riprendendo molte delle proposte italiane per il futuro dell'Unione: dalla sicurezza alla giustizia passando per l'industria, la crescita, il governo dell'Euro, le liste trasnazionali, la difesa dello Stato di Diritto.

Credo che non ci sia migliore conferma del ruolo tutt'altro che timido che il nostro Paese sta giocando e intende giocare in Europa.

Commento apparso su La Stampa del 15 settembre