ROMA. «Bene il lavoro del ministro Minniti sui migranti e sui centri di espulsione», ma «ora tocca all'Europa fare di più sui ricollocamenti». La presidenza maltese dell'Unione «è per l'Italia un'occasione per spingere sulla riforma delle regole di Dublino sull'asilo» e per convincere soprattutto i paesi dell'Europa centrale e orientale a fare la loro parte nell'accoglienza. Per Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio per gli affari europei, il governo sta facendo «il massimo»». Però i rimpatri continuano ad essere difficili?

«Stiamo rafforzando la nostra capacità di identificazione e di rimpatrio proprio per rispondere alle preoccupazioni dei cittadini. Al Consiglio europeo di dicembre tutti si sono impegnati ad aumentare il numero dei rimpatri e le iniziative del ministero dell'Interno vanno in direzione di questo obiettivo comune. Siamo di nuovo il primo Paese che si muove rispetto ad altri che invece non fanno la loro parte in materia di immigrazione».

Non trova assurdo che, malgrado gli accordi presentati dalla Mogherini, i singoli stati siano costretti a far da soli?

«Siamo stati capofila in Europa per promuovere un nuovo partenariato con i Paesi di partenza e di transito. L'Italia e la Germania sono i Paesi più attivi nel negoziare accordi con alcuni Stati come Mali, Nigeria, Niger per applicare il migration compact. Inoltre sempre a dicembre è stato deciso di adottare rapidamente il fondo europeo per lo sviluppo sostenibile, strumento molto utile per iniziative a sostegno dei paesi di migrazione per aiutarli a casa loro».

E sui rimpatri?

«Stiamo indietro, non c'è dubbio. Questa deve essere la priorità dei prossimi mesi. Dobbiamo rafforzare l'azione degli stati nella politica dei rimpatri e servono intese di cooperazione con i Paesi d'origine. L'iniziativa di Minniti dimostra che noi siamo un Paese responsabile e questo ci permette di pretendere lo stesso da parte di tutti, quando sono ancora troppi gli stati membri che violano i loro obblighi di solidarietà».

Si riferisce a coloro che rifiutano di accogliere la loro quota di richiedenti asilo?

«Certamente c'è un problema di equità. Così come si chiede ad un Comune di accogliere un certo numero di migranti, così deve avvenire a livello europeo. Sinora le relocation non hanno funzionato né dall'Italia né dalla Grecia».

Quindi soluzione ancora lontana?

«Abbiamo una grande opportunità. A dicembre ci siamo dati sei mesi per riformare il diritto d'asilo e il semestre in corso lo guida Malta, Paese che condivide le nostre priorità e con il quale negli ultimi anni abbiamo costruito un rapporto strettissimo. Malta condivide con noi sia la soluzione da offrire al problema-libico sia al necessità di riformare le regole di Dublino per andare verso un unico sistema europeo di asilo. La presidenza maltese è un'opportunità importantissima anche perché dopo passeranno molti semestri prima che la presidenza torni in mano ad un Paese mediterraneo».

Come giudica la proposta avanzata dalla Commissione su Dublino?

«Troppo timida. Occorre rendere più concreto e più equo il sistema di redistribuzione, con vincoli, parametri e sanzioni molto più efficienti e adeguati».

Quindi il veto sul bilancio, posto dal precedente governo, resta?

«Qualcosa nel bilancio del 2017 si è visto proprio grazie alla nostra azione. Sono aumentati i fondi per la sicurezza, per l'immigrazione, per la disoccupazione giovanile e per l'Erasmus. Adesso dobbiamo lavorare con la presidenza maltese e il parlamento europeo per ottenere più risorse finanziarie da destinare all'immigrazione e ai giovani anche negli anni successivi. Ma soprattutto vogliamo passi in avanti su relocation e rimpatri».

Intervista a Marco Conti pubblicata su Il Messaggero, domenica 8 gennaio 2017