L’emergenza più grave che deve affrontare l’Europa oggi si chiama immigrazione.

E’ sul tema dei migranti che l’Unione si giocherà buona parte del proprio destino: pensare di lasciare l’Italia da sola proprio in questo momento, quando la capacità di gestione dell’accoglienza è arrivata al limite, significa chiudersi nella miopia. Significa ammettere che di fronte alle grandi sfide l’Europa si fa piccola, e ritrova autorità solo quando si tratta di codici e bilanci.

Significa accettare un’Europa à la carte in cui si passa alla cassa per i fondi strutturali, ma poi ci si volta dall’altra parte di fronte a fenomeni enormi come appunto quello dell’immigrazione. Noi crediamo invece che chi si sottrae alla solidarietà europea non abbia diritto neppure all’assegnazione dei fondi europei.

Io non credo debba essere questo il destino dell’Europa. Jean-Claude Juncker ha chiuso il suo discorso davanti al Parlamento Europeo con un “Viva l’Italia”. Non c’è leader europeo che non abbia dichiarato negli ultimi tempi che l’Italia non può essere lasciata sola: il messaggio è risuonato in ognuno dei vertici europei più recenti.

Ora è il momento di passare dalle parole ai fatti.

Marco Minniti si sta muovendo con grande coraggio e grande pragmatismo. Il piano che ha presentato al vertice informale di Tallinn è stato accolto da consenso quasi unanime: sulla necessità di affrontare la questione Libia, sulla stesura di un codice di condotta per le Ong (lo farà direttamente l’Italia) e sul rafforzamento delle procedure di rimpatrio.

La Libia, prima di tutto: occorre andare oltre i finanziamenti già predisposti dalla Commissione, perché non è accettabile la sproporzione tra i fondi dati alla Turchia per chiudere la rotta balcanica, e quanto investito finora in Libia per controllare i flussi africani. A cosa servono maggiori fondi? A rafforzare la guardia costiera libica nel controllo delle acque territoriali; rafforzare la presenza dell'Oim e dell'Unhcr; controllare le frontiere meridionali della Libia che sono il vero confine europeo rispetto al problema dei migranti. Non è infatti più rinviabile la creazione di centri di accoglienza in Libia gestiti dall’Onu.

Poi occorre mettere mano alla questione delle Ong. Il 40% degli sbarchi avviene proprio attraverso le navi delle Ong. Il nostro interesse è quindi regolamentarne l’azione. Tutte le Ong dovranno attenersi al nuovo codice di condotta scritto dall’Italia. Se non lo faranno, negheremo l’attracco nei porti italiani.

Infine, è fondamentale la politica dei rimpatri: da tempo spingiamo per una politica europea dei visti. Quei Paesi che non accolgono i rimpatri andranno incontro a restrizioni sui visti da parte dei paesi europei.

L’Italia compie quotidianamente il suo dovere di fronte alla storia. Chiediamo all’Europa semplicemente di essere l’Europa, e cioè di avere l’ambizione necessaria per governare un fenomeno regionale che non può essere lasciato solamente a un paese. Se la solidarietà prevarrà sull’egoismo, potremo dire di avere ancora un futuro comune. Altrimenti, il destino dell’Unione è già segnato.

Sandro Gozi

Articolo pubblicato su "In Cammino" il 6 luglio 2017