Caro direttore,

l’appello di Massimo Cacciari e di altre personalità, assieme alla risposta di Gianni Cuperlo, sono contributi essenziali per comprendere la portata della sfida che abbiamo dì fronte. Da tempo sono convinto che non viviamo tempi ordinari: ci troviamo in un passaggio eccezionale, forse decisivo, della nostra storia.

Il voto del 4 marzo è solo l’ultimo episodio di una lunga serie che sta trasformando il sistema occidentale, minacciando le basi delle nostre comunità dopo più di 70 anni di pace. In Italia ci sono i nazionalisti al governo, ma prima abbiamo avuto le elezioni in Austria, la vittoria di Trump, la Brexit.

La risposta dei progressisti e dei democratici è stata debole. Sia nel merito, che nel metodo. Nel merito: di fronte all’estrema destra di Salvini e al qualunquismo dei M5S serve radicalità di pensiero, serve rimettersi in cammino e presentare un’idea di Paese nitida. Solo così potremo recuperare ì voti di chi ha scelto i grillini o di chi si è rifugiato nell’astensione.

E nel metodo: tra 10 mesi avremo un appuntamento fondamentale per questo percorso, le elezioni europee, il primo test della nostra capacità di reagire. Se non vogliamo finire fagocitati dagli estremisti, e quindi grillizzati e leghizzati, lepenizzati, dobbiamo elaborare. una nuova proposta politica.

Dobbiamo e possiamo occupare un grande spazio centrale, riformatore, europeista, liberale, sociale e democratico e costruire nuove alleanze, andando oltre il campo della singola famiglia socialista, come giustamente scrive Cuperlo.

Possiamo veramente marciare divisi prima delle elezionL ognuno chiuso nei limiti e nelle insufficienze delle rispettive famiglie politiche europee, che hanno detto poco in passato e non dicono più nulla nel presente, per poi fare accordi di potere dopo le elezioni nel Parlamento europeo?

Facendo finta che il mondo sia quello di ieri, che i cambiamenti siano marginali, che possiamo proseguire sui binari del passato? Perché, e su questo è bene essere più chiari possibile, qui non si tratta di vincere la prossima tornale elettorale.

La posta in gioco è la difesa del sistema della democrazia liberale, quello che Orbàn vuole smantellare. Di fronte a ciò, il Pd deve giocare un ruolo di frontiera in Europa, deve proporre una nuova piattaforma politica a tutti i progressisti e i liberali. Rípartire dai fondamentali – stato di diritto, libertà pubbliche, lotta alle diseguaglianze.

Ripartire da un’Europa che moltiplichi sicurezze, protezioni e opportunità ad una società impaurita e sfiduciata. E federare una nuova alleanza transnazionale rivolta a tutte le forze democratiche, liberali, ecologiste, a nuovi movimenti fortemente europeisti come En Marche, a tutti coloro che vogliono cambiare l’Europa per salvarla.

Deve presentare questa proposta politica prima delle elezioni del 26 maggio 2019, organizzare una campagna elettorale transnazionale e transpartitica, mobilitare la società civile europea.

Rivolgendosi anche a quei moderati che si troveranno sempre più spaesati in un Ppe trasformato in Partito Pigliatutto Europeo, egemonizzato dalle destre estreme, sempre più orbanizzato. Di fronte a neo nazionalisti che vogliono distruggere l’Europa, attaccando Schengen, cioè attaccando le nostre libertà fondamentali, rifondare l’Europa deve essere il nostro grande progetto e la nostra proposta nel 2019.

Lettera a Repubblica del 6 agosto 2018