Shaping together the media programme of the future

Venezia, 4 settembre 2017

Ringrazio gli organizzatori per aver creato questo prezioso momento di confronto. Volendo rimanere nel linguaggio cinematografico, potremmo dire anzitutto che non poteva essere scelto “set” migliore: Venezia, in tutto il suo splendore durante il festival del cinema e con una meravigliosa biennale d’arte ancora in corso ad impreziosire luoghi come l’arsenale, ca’ Giustinian e i giardini della Biennale.

Anche scelta degli “attori protagonisti” di questa giornata di lavori è stata particolarmente riuscita: decisori pubblici europei e nazionali, in dialogo con stakeholders. Giustamente dunque nel titolo del nostro “film” di oggi si menziona l’idea di costruire “insieme” (“together”) qualcosa, e segnatamente il futuro del programma media.

Si tratta di un programma cruciale per tutto il settore, che è stato capace di stimolare sinergie preziose tra livello nazionale ed europeo garantendo alle nostre produzioni una grande visibilità internazionale. Pensiamo che, per citare due casi italiani: sia La grande bellezza che Fuocoammare sono in parte stati prodotti e distribuiti con il sostegno del programma media. E così molte altre pellicole europee nonché coproduzioni di grande successo nel mondo.

Tali traguardi ci ricordano che l’Unione Europea non è solo un “mercato”, ma anche un grande progetto culturale. Cultura significa arte e bellezza; cultura significa anche diritti e rispetto della dignità delle persone e delle libertà fondamentali: ciò vale sia per i cittadini europei (pensiamo alla questione dello stato di diritto), che per i cittadini non europei (pensiamo ovviamente ai migranti, come per l’appunto il film Fuocoammare del maestro Gianfranco Rosi ci ha raccontato con la potenza delle immagini).

Nel secondo dopoguerra del secolo scorso il cinema italiano seppe trasformare un momento di gravissima difficoltà per tutto il paese in un’opportunità artistica. Fu il periodo del neorealismo. In mancanza di mezzi e di teatri di posa, il cinema sposto’ i suoi set nelle strade, all'aperto, e seppe sfruttare tutti i toni del bianco e nero per restituire il senso di una realtà anche durissima, ma sempre animata dalla speranza di un grande cambiamento. Lo sguardo del cinema italiano sulla realtà divenne il fondamento di un modo nuovo di utilizzare la macchina da presa.

Allora il cinema italiano seppe imporre al mondo il suo sguardo. Oggi fortunatamente i tempi sono diversi, ma le difficolta’ di muoversi in un mondo globale esistono e non bisogna sottovalutarle. Oggi e’ il momento di diffondere nel mondo un nuovo sguardo, uno sguardo europeo, che per storia e tradizione e’ piu’ attento di altri agli aspetti sociali e al rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo. La cultura non e’ un lusso, come pensano ancora in troppi. E’ un bene fondamentale sia sotto il profilo spirituale che economico. L’industria cinematografica italiana ed europea dal punto di vista vale quasi 100 miliardi euro all’anno di ricavi. Non solo, ma è interessante vedere come il settore - nonostante la crisi congiunturale degli ultimi anni – in controtendenza stia continuando a crescere del 2% all’anno.

Ciò a fronte di un budget annuale del progetto media che sorpassa di poco i 100 milioni (115, per l’esattezza). Ecco perché è inutile parlare di politiche se sotto non abbiamo investimenti e finanziamenti adeguati che possano sostenere le idee che in giornate come queste vengono discusse insieme con autorevoli relatori. Ecco perché l’Italia ha fortemente e formalmente sostenuto l’idea che il prossimo quadro finanziario pluriennale debba aumentare sensibilmente le risorse destinate alla cultura. La stessa priorità che questo come il precedente governo hanno sempre sottolineato in questo periodo alla commissione europea in vista della predisposizione del programma legislativo per l’anno successivo.

Ecco perché pretendiamo che la commissione europea avanzi una proposta ambiziosa sul futuro per i finanziamenti delle politiche e che tenga conto dell’importanza strategica del settore e del ruolo fondamentale che l’unione europea può giocare in questa partita per la nostra cultura, per il nostro senso di cittadinanza e di appartenenza verso una “storia” – quella dell’integrazione europea che abbiamo celebrato a Roma quest’anno – che è iniziato con il dramma delle guerre mondiali riuscendo a scrivere anche pagine splendide di cui siamo tutti attori protagonisti.